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Mi piacerebbe che questo potesse diventare un blog più nostro che mio.

Lettori fissi

lunedì 5 settembre 2011

Per nome

Tenebra d'alba
son io;
eterno domani
di un'ombra.

Silenzio narrato da un folle
che ingombra di vane menzogne
l'antica memoria
del vento.

Quaderno sgualcito dal sole
che giace ingiallito nel freddo
celando segreti
di vetro.

Frammento di un bacio spezzato
riflesso in minuscole gocce
nel moto agitato
di un'onda.

Non porto più un nome,
lo so:
si è sciolto fra cenere e nebbia.

E adesso non sono più nulla,
se non questo scoglio di sabbia.

Ma tu che non volgi lo sguardo
e provochi in faccia il presente,
sorriso strappato alla luce,
ascolta quest'ateo incoerente.

Ascolta quest'atea preghiera
di chi, senza nome né volto,
si specchia in quel vuoto rimpianto
che sgretola in lunghi sospiri.

Non cerco un battesimo nuovo
né un volto pulito di argilla:
non darmi la fragile gioia
di nascere nudo ogni giorno.

Sul retro del vecchio biglietto
di un treno lasciato in stazione
nel gelo malato di un marzo
c'è un tratto d'inchiostro sbiadito:

ritrova quel pezzo di carta,
sommerso da logore attese;
ricalca quel pallido sgorbio,
la trama incostante di un sogno.

Con tiepidi occhi di donna
decifra quel tratto insicuro:
socchiudi le porte del nulla
e chiamami ancora per nome.

mercoledì 23 marzo 2011

Dialogo di un corpo e di un'anima

ANIMA:
Copriti.
CORPO: Perché?
A: Copriti. Mi metti tristezza.
C: Ma sentila! E allora non guardarmi.
A: Come sei stupido: sai che non posso. E ci ho provato, ti assicuro.
C: Uff.. Sei sempre un problema.. Allora dimmi: cosa ti mette tristezza di me?
A: Io sarei un problema! Questa è davvero bella! Sei tu il problema!
C: Io non creo nessun problema. Tu non fai che ragionare in astratto, mentre io mi accontento di essere.
A: Prima di tutto tu non ti accontenti di essere, ma di esistere. C'è un abisso di differenza.
In secondo luogo solo un idiota come te può dire che io ragiono in astratto. Quelli che chiamano astratte e inutili le mie riflessioni sono gli stessi che negano la mia esistenza. E invece eccomi qua a erigere con la mia sola presenza un monumento alla stupidità umana.
C: Ecco che cominci coi tuoi soliti discorsi. Io sarò un idiota, ma tu sei un'arrogante. Certo: io esisto, solo tu puoi essere! Sei contenta adesso? Mi lasci in pace?
A: E' inutile che tu la prenda così. Che tu sia figlio della contingenza è chiaro come il sole, non lo devo certo dimostrare io. E' stato chiaro fin dal momento in cui hai detto per la prima volta: "Ahi!". Sei destinato a diventare fango e il dolore, la malattia, la vecchiaia sono lì a ricordartelo: sei la testimonianza vivente della tua stessa inesorabile morte. E non credere che mi faccia piacere dovertelo ricordare: il mio destino di infelicità è diverso dal tuo solo perché io non conosco la mia meta.
C: Dunque io sono felice e so dove vado, mentre tu sei infelice e non sai dove vai. Direi che mi è andata piuttosto bene!
A: Che spiritoso... Un corpo che si rallegra del proprio destino di morte: al limite del grottesco. Come possa esistere una felicità col nulla negli occhi non lo capirò mai...
C: Comunque non hai ancora risposto alla mia domanda. Non mi hai ancora spiegato perché ti metto tristezza.
A: Mi sembra di essere già andata ben oltre la risposta alla tua domanda. Ma provo lo stesso a ribadire il concetto: in una parola, sei nudo.
C: E questo lo vedo anch'io.
A: Sta' zitto e cerca di capire! Tu sei sempre nudo. E la tua fragilità vive nella tua nudità.
Ma davvero non senti il fiato caldo della morte appannarti gli occhi? Sei proprio un mucchietto di terra presuntuosa: non fai che apparire fingendo di essere. E, quando ti sembra che la tua farsa sia riuscita, quando ti sei illuso che fra te e un soffio di vento ci sia chissà quale differenza, mostri trionfante quelle schegge di pietra che chiami sorriso.
Vedere il tuo riflesso in uno specchio, essere certo di occupare ancora uno spazio: questa è la tua massima aspirazione possibile.
C: Fuggi, allora. Se sono la tua palla al piede, fuggi da me.
A: Non capisci nulla. Parliamo lingue diverse.
C: Questo è quello che vorresti tu. Noi parliamo la stessa lingua perché siamo esattamente della stessa natura.
A: Ahah! Io e te della stessa natura! Ma per piacere! Io sono immortale; tu da un momento all'altro diventerai un banchetto per vermi! Non dico che la mia condizione sia particolarmente felice, ma rispetto alla tua posso dirmi fortunata!
C: Tu ti illudi di essere diversa da me perché sai che, in fondo, ogni mia miseria è anche tua. Non siamo mai stati separati l'uno dall'altra. Ricordi un tempo in cui io e te non fossimo insieme? Ricordi un giorno in cui non ci siamo tenuti per mano? Il mio riflesso è il tuo riflesso, lo spazio che occupo è il tuo spazio. I miei occhi e il mio sorriso non sono che le finestre da cui ti affacci per sbirciare il mondo.
Chiusa in una cupa paura di morte, tu accusi me, tuo fedele compagno, di essere l'incarnazione del limite, della contingenza, quando in realtà non sono che la traccia visibile del tuo limite, della tua contingenza. O, meglio, dei nostri limiti.
A: Tu sei contingente perché sei, ma potresti non essere da un momento all'altro. Io, invece, sono immortale.
C: Tu, cara anima, sei contingente quanto me perché sei, ma potevi non essere: hai un'origine e questo è già un limite.
Non ti ho mai disprezzata, non ti ho mai calpestata. Affascinato dalle tue tetre malinconie e dai tuoi deliri esaltati, ti ho portato lungo il mare e in cima alle montagne più alte non come un mezzo, ma come un completamento. Ti ho seguito ovunque non come un servo, ma come un amante. Abbiamo dormito insieme in notti umide di pianto; insieme abbiamo cantato in giornate immerse nel sole.
Non supererai il senso di limitatezza che ti opprime fuggendomi, ma riconoscendo che viviamo dello stesso respiro, che camminiamo verso lo stesso destino. Se poi sia un destino di felicità o di disperazione, purtroppo, non possiamo saperlo.
A: Ho freddo.
C: Copriti. E smetti di piangere.

giovedì 3 febbraio 2011

Alla donna che amerò

Riemergendo pieno di graffi da questo nero lago di rovi, un giorno ti amerò. E la notte celebrerà la conquista esplodendo nel suo silenzio più profondo.
Ti incontrerò per caso, sempre immerso nei miei tentativi di vivere, e non capirò subito di volerti amare: prima esplorerò le tue stanze tappezzate di vecchi poster dalle lunghe storie, dialogherò con i dubbi accatastati sui tuoi libri e respirerò il profumo dei tuoi desideri.
Il tuo sguardo, velato di ingenuità e malizia, sarà per me un enigma con cui giocare senza mai sentirmi giocato. Entusiasta e orgogliosa, mi condurrai per i sentieri della tua vita facendomene assaporare a fondo ogni mistero; timida e curiosa, ti addentrerai nella giungla della mia e, con un'occhiata, ne capirai molto più di me.
Non ti scaglierai mai contro le mie nuvole, ma mi farai amare la terra. Innamorata della ricerca, mi aiuterai a rendere concreta la mia sete di Verità e fertile il nostro presente. Anche l'espressione "libertà" riuscirà finalmente a scrollarsi di dosso quella fredda patina astratta per entrare a far parte del nostro quotidiano.
Le tue parole mi accompagneranno lontano dai miei pensieri senza il bisogno di invaderli; nulla di ciò che dirai avrà il nauseante retrogusto della banalità perché, per quanto semplice, sarà sempre autenticamente tuo. I tuoi silenzi densi saranno domande allo scorrere del tempo che non avranno mai la pretesa di fermarlo.
Potrò dirti ti amo senza arrossire né con te né con me stesso; potrai dirmi ti amo senza farmi sentire in catene. Amare non sarà più sinonimo di debolezza, ma di forza: la paura di mostrarsi fragili sarà sovrastata dal coraggio di abbracciare la fragilità dell'altro.
I nostri cieli si impregneranno dei colori di ogni stagione, i nostri orizzonti del fascino di ogni domani.
Come sempre, come a tutti, anche a noi toccherà affrontare il grande scontro con la noia, cancro di ogni felicità e anticamera della morte. Sarà uno scontro impari, non c'è dubbio. Ma resisteremo.
Resisteremo rifiutando sempre di apprendere l'arte di accontentarsi, l'oppio dei deboli; resisteremo non rinunciando mai all'emozione di infilare qualche verso di sublime poesia nella fitta prosa della vita: logoreremo la noia.

martedì 4 gennaio 2011

Gli amici

Gli amici servono anche a questo: a cercarti quando vuoi rimanere solo permettendoti di dare alla tua solitudine il sapore di una scelta.