ANIMA: Copriti.
CORPO: Perché?
A: Copriti. Mi metti tristezza.
C: Ma sentila! E allora non guardarmi.
A: Come sei stupido: sai che non posso. E ci ho provato, ti assicuro.
C: Uff.. Sei sempre un problema.. Allora dimmi: cosa ti mette tristezza di me?
A: Io sarei un problema! Questa è davvero bella! Sei tu il problema!
C: Io non creo nessun problema. Tu non fai che ragionare in astratto, mentre io mi accontento di essere.
A: Prima di tutto tu non ti accontenti di essere, ma di esistere. C'è un abisso di differenza.
In secondo luogo solo un idiota come te può dire che io ragiono in astratto. Quelli che chiamano astratte e inutili le mie riflessioni sono gli stessi che negano la mia esistenza. E invece eccomi qua a erigere con la mia sola presenza un monumento alla stupidità umana.
In secondo luogo solo un idiota come te può dire che io ragiono in astratto. Quelli che chiamano astratte e inutili le mie riflessioni sono gli stessi che negano la mia esistenza. E invece eccomi qua a erigere con la mia sola presenza un monumento alla stupidità umana.
C: Ecco che cominci coi tuoi soliti discorsi. Io sarò un idiota, ma tu sei un'arrogante. Certo: io esisto, solo tu puoi essere! Sei contenta adesso? Mi lasci in pace?
A: E' inutile che tu la prenda così. Che tu sia figlio della contingenza è chiaro come il sole, non lo devo certo dimostrare io. E' stato chiaro fin dal momento in cui hai detto per la prima volta: "Ahi!". Sei destinato a diventare fango e il dolore, la malattia, la vecchiaia sono lì a ricordartelo: sei la testimonianza vivente della tua stessa inesorabile morte. E non credere che mi faccia piacere dovertelo ricordare: il mio destino di infelicità è diverso dal tuo solo perché io non conosco la mia meta.
C: Dunque io sono felice e so dove vado, mentre tu sei infelice e non sai dove vai. Direi che mi è andata piuttosto bene!
A: Che spiritoso... Un corpo che si rallegra del proprio destino di morte: al limite del grottesco. Come possa esistere una felicità col nulla negli occhi non lo capirò mai...
C: Comunque non hai ancora risposto alla mia domanda. Non mi hai ancora spiegato perché ti metto tristezza.
A: Mi sembra di essere già andata ben oltre la risposta alla tua domanda. Ma provo lo stesso a ribadire il concetto: in una parola, sei nudo.
C: E questo lo vedo anch'io.
A: Sta' zitto e cerca di capire! Tu sei sempre nudo. E la tua fragilità vive nella tua nudità.
Ma davvero non senti il fiato caldo della morte appannarti gli occhi? Sei proprio un mucchietto di terra presuntuosa: non fai che apparire fingendo di essere. E, quando ti sembra che la tua farsa sia riuscita, quando ti sei illuso che fra te e un soffio di vento ci sia chissà quale differenza, mostri trionfante quelle schegge di pietra che chiami sorriso.
Vedere il tuo riflesso in uno specchio, essere certo di occupare ancora uno spazio: questa è la tua massima aspirazione possibile.
C: Fuggi, allora. Se sono la tua palla al piede, fuggi da me.
A: Non capisci nulla. Parliamo lingue diverse.
C: Questo è quello che vorresti tu. Noi parliamo la stessa lingua perché siamo esattamente della stessa natura.
A: Ahah! Io e te della stessa natura! Ma per piacere! Io sono immortale; tu da un momento all'altro diventerai un banchetto per vermi! Non dico che la mia condizione sia particolarmente felice, ma rispetto alla tua posso dirmi fortunata!
C: Tu ti illudi di essere diversa da me perché sai che, in fondo, ogni mia miseria è anche tua. Non siamo mai stati separati l'uno dall'altra. Ricordi un tempo in cui io e te non fossimo insieme? Ricordi un giorno in cui non ci siamo tenuti per mano? Il mio riflesso è il tuo riflesso, lo spazio che occupo è il tuo spazio. I miei occhi e il mio sorriso non sono che le finestre da cui ti affacci per sbirciare il mondo.
Chiusa in una cupa paura di morte, tu accusi me, tuo fedele compagno, di essere l'incarnazione del limite, della contingenza, quando in realtà non sono che la traccia visibile del tuo limite, della tua contingenza. O, meglio, dei nostri limiti.
A: Tu sei contingente perché sei, ma potresti non essere da un momento all'altro. Io, invece, sono immortale.
C: Tu, cara anima, sei contingente quanto me perché sei, ma potevi non essere: hai un'origine e questo è già un limite.
Non ti ho mai disprezzata, non ti ho mai calpestata. Affascinato dalle tue tetre malinconie e dai tuoi deliri esaltati, ti ho portato lungo il mare e in cima alle montagne più alte non come un mezzo, ma come un completamento. Ti ho seguito ovunque non come un servo, ma come un amante. Abbiamo dormito insieme in notti umide di pianto; insieme abbiamo cantato in giornate immerse nel sole.
Non supererai il senso di limitatezza che ti opprime fuggendomi, ma riconoscendo che viviamo dello stesso respiro, che camminiamo verso lo stesso destino. Se poi sia un destino di felicità o di disperazione, purtroppo, non possiamo saperlo.
A: Ho freddo.
C: Copriti. E smetti di piangere.
