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Lettori fissi

domenica 4 ottobre 2009

Chi m'ha visto?

La vita quotidiana mi strema. Vedo tutti che corrono senza sapere bene perché e, nel dubbio, corro anch'io.
Però adesso ho finalmente un po' di tempo da dedicare esclusivamente a me stesso e nessuno me lo porterà via.
Vediamo... Cosa posso fare per rilassarmi? Guardo la televisione? No: sono le tre e mezza del pomeriggio, non c'è niente in tv. Voglio rilassarmi, mica rincoglionirmi. Suono la chitarra? Ascolto della musica? Perché no? Leggo un libro? Può essere un'idea.
Ma, mentre prendo mentalmente tutte queste iniziative, il mio corpo resta inchiodato al divano, incatenato da un'indolenza tiranna.
Tutt'a un tratto qualcosa dall'altra parte della stanza colpisce la mia attenzione e mi fa balzare in piedi. Mi avvicino allo specchio: non ci sono più.
No, non ci sono più! Nello specchio vedo il divano, la parete, il tavolo, il lampadario. Ma non me.
Va bene, stiamo calmi. La stanchezza spesso fa strani scherzi. Adesso mi volto, prendo un bel respirone, conto fino a dieci, mi rivolto e vedo ... una parete. Bianchissima.
Non è possibile! Questo specchio non funziona! Gli do un colpo con la mano aperta come a volte faccio col computer quando si blocca e mi manda in crisi isterica.
Ecco, ecco. Vedi che sta già migliorando qualcosa? Vedo un braccio, sì. E una gamba. Guarda! Un sopracciglio! O sono baffi? No, io non ho mai avuto baffi.
Ma, mentre inseguo quest'ultimo pensiero, la gamba e il braccio sono spariti di nuovo. Lentamente si affievolisce sempre più la speranza di vedermi riflesso tutto intero. Appaiono dei pezzi qua e là, saltuariamente.
Be', è chiaro: il problema è nello specchio.
Ma un lampo di lucidità mi balena nella mente e sono costretto ad ammettere che questa ipotesi non regge: perché lo specchio riflette tutte le altre cose perfettamente? E poi come fa uno specchio integro a "non funzionare"?! Mica posso cambiargli le pile!
E allora non c'è scampo: il problema, come al solito, sono io.
Sono io che non ho nessuna consapevolezza di me stesso, che mi ostino a vivere fingendo di sapere chi sono e cosa voglio.
Una volta era più facile: da bambino mi conoscevo. O almeno mi sembrava di conoscermi. In modo abbastanza paradossale crescendo, e quindi aumentando il proprio bagaglio di esperienze, tutto diventa più incomprensibile.
E ora? Ora come posso vivere se non ho nemmeno me stesso? Come faccio a cambiare il mondo, la realtà, la vita? Cosa me ne frega della libertà, dell'uguaglianza e dei massimi sistemi ora che mi rendo conto di essere talmente inconsistente da non potermi neanche vedere?!
Perfino per credere in un Dio ho bisogno prima di credere in me.
No: io non ho colpe. E' questo specchio maledetto che si diverte a riflettermi addosso domande a cui non so rispondere. Ma il suo giochino ora si deve interrompere perché, finalmente, devo tornare a correre.
Torno fra quei miei simili che corrono senza sosta perché hanno capito che fermarsi equivale a pensare e che pensare, spesso, può rivelarsi fatale. Si affannano ininterrottamente per fuggire il più lontano possibile dagli specchi e dai loro pericolosissimi interrogatori muti.
E anch'io corro, esattamente come prima. Solo che ora so bene il perché.

3 commenti:

  1. caro fulvio.
    lo sai, frenk non ti scrive mai che i tuoi post sono straordinariamente belli, ma lo pensa costantemente.
    come mio solito, ti commento con un'esperienza personale.
    oggi, tornando a casa dopo la discussione con andre, avuta per l'accaduto a casa di edo, mi sono soffermata a guardarmi allo specchio, ripensando appunto al tuo scritto.
    mi è capitata la cosa opposta. mi sono vista, mi sono vista e anche troppo bene. tutto d'un tratto ho cominciato a trovare ridicolo il mio mondo. la spilla per orecchino!? l'ombretto rosso da una parte e verde dall'altra? 2 sciarpe? le scarpe diverse? un sacco di farina come borsa? dettagli che mi hanno fatto sentire originale mi si presentavano come sciocchezze infantili. angosciata mi sono levata i codini e le scarpe colorate. MI SENTIVO UNA BAMBOLINA,ESCLUSA PERò DAL MONDO DI BARBIE.

    come tutte le crisi, è passata anche questa. mi sono rifatta i codini. maglia viola e leggins arancioni. una bella carica di cromo-magnificenza per risollevarmi.
    e intanto penso che è proprio bello il non avere tempo. hai ragione tu, avete ragione tutti voi benpensanti.
    mi trovo qualcosa da fare. meglio i promessi sposi, meglio la vecchia e cara corsa forsennata che l'amara realtà delle mie domande.

    ma non è nemmeno giusto così, direbbe il giusto. il problema così non fai che posticiparlo, e quando arriverà sarà ingigantito.
    beh, per una volta mi godo la giovinezza. per pensare ad affrontare razionalmente i problemi c'è tutta la vita. per fare la bambola alternativa che corre veloce sulla sua stessa esistenza ci sono solo i miei quindicianni.

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  2. entro per la prima volta nel tuo blog... e trovo una risposta ad una domanda che mi balugina da qualche ora (ma inconsapevolmente da qualche giorno)nella testa...
    che dire? parto da me... stamattina ero all'ingresso di palazzo nuovo ad aspettare come ogni mattina di entrare all'uni e poi in aula e cos' iniziare la giornata... beh, sono scoppiato, ho capito che mi son rotto di tutti loro... eh sì, aspetti al freddo di entrare, poi scalpiti dentro come fanno le migliori vacche che entrano in una stalla, prendi il TUO POSTO (sisi, quello tuo ogni mattina, proprio quello!) quindi inizia la mattinata, prosegue con le solite chiacchiere inutili e vuote che odi, poi la mattina finisce ed ecco il trancio di pizza preso al volo, e poi la stesura in bella degli appunti e poi lo studio e poi l'altro impegno... e poi? il fatto è che, caro fulvio, il nostro più grande cancro è che ci abituiamo, che così ammazziamo la nostra coscienza, riducendola al cinismo, schiavizzandola dentro gli schemi imposti prima di tutto da NOI STESSI SU NOI STESSI... ammettiamolo, voler essere liberi costa fatica, meglio essere vacche fiere della loro obbedienza all'Autorità, della loro inconsapevolezza, del loro nulla riempito di nulla... una cosa è certa: io non voglio... oggi ho sentito ancora di più che non voglio, e dunque porterò sempre avanti la mia bandiera, quella della mia libertà, felice dei pochi che mi seguiranno... non sono gesù cristo e non vengo per salvare il mondo, credo che possa essere migliore e per questo lo voglio lasciare un po' più pulito, ma non conformandomi al mare della maggioranza, che, in ogni caso, è la mandria di vacche omologate ad un loro Dio-padrone...

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  3. aggiungo... sempre in cerca di quel manipolo di resistenza umana...

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