Era lì, appeso in tutto il suo splendore al muro di una stanza. Presentava colori accesi e vivaci accostati alle tonalità più cupe in maniera inspiegabilmente armoniosa. Pennellate decise si intrecciavano a carezze appena accennate, come le note di una sinfonia, creando un'indecifrabile complessità ordinata.
Era l'opera d'arte più straordinaria e perfetta che mente umana potesse concepire: sembrava impossibile che a generarla fossero stati solo un uomo e una donna senza alcun intento artistico, senza alcuna apposita preparazione. Un uomo e una donna che si erano limitati a vivere e a scambiare tra loro ciò che avevano dentro.
Entrambi si commuovevano al ricordo di come quel capolavoro era nato. Non potevano sottrarsi dal sorridere rivolgendo la mente al tempo dei dolci sospiri, quando ciascuno sognava che i suoi desideri coincidessero con quelli dell'altro e una parola, un gesto, uno sguardo poteva condizionare il sonno di una settimana.
Riaffioravano in un flusso inarrestabile gli istanti trascorsi insieme in cui sogno e realtà sembravano una cosa sola, gli incredibili attimi in cui si erano sentiti presi alla sprovvista dalla gratuità di un gesto d'amore.
Ma il rimpianto e la malinconia si impossessarono in fretta dello spazio lasciato vuoto tra un ricordo e l'altro.
Osservare quell'opera eccezionale, infatti, non riempiva l'uomo e la donna di gioia, ma di dolore: non riuscivano più a sentirla loro. E, in vero, quello non era più il loro amore.
Era l'amore di un altro uomo e di un'altra donna che lo avevano generato e costruito insieme inseguendo una comune felicità, ma che un giorno avevano commesso un errore irreparabile ritenendolo compiuto. Così avevano iniziato a crogiolarsi in esso ammirandolo compiaciuti come si ammira un bel quadro. Intanto, però, avevano anche continuato a vivere, a crescere, a cambiare. Mentre il loro amore era rimasto lì dove l'avevano messo, immutato e immutabile, fino a diventare un oggetto esterno che con loro non c'entrava più niente.
I due si guardarono negli occhi colmi di tristezza e uscirono dalla stanza. Da due porte distinte.
La luce fu spenta.
Considerare un amore compiuto è il miglior modo per ucciderlo. L'amore non si compie mai. Esso è una continua scoperta dell'altro e, grazie all'altro, del mondo.
Perché l'amore resti sempre vivo deve diventare la vita.
Altrimenti, presto o tardi, è destinato a diventare come l'amore di quell'uomo e quella donna: un capolavoro appeso al muro di una stanza deserta e buia in tutto il suo splendore privo di significato.

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