E' un giorno della settimana che andrebbe abolito, la domenica: non è altro che una lente di ingrandimento sulle preoccupazioni, le angosce, i dubbi che cerchiamo di scacciare con l'astuzia della distrazione.
Io la domenica non riesco a distrarmi. La pigrizia mi intontisce, mi trascino senza muovermi da un pensiero all'altro cercandone uno che non mi renda triste o cattivo. Già... Mi incattivisco proprio, la domenica. Sarà che, in qualche modo, essa è il manifesto della monotonia della vita.
La vita, come la settimana, finisce di domenica, nel giorno in cui il tuo passato e il tuo futuro si incontrano per ridersi in faccia.
La domenica sono triste e cattivo. La cattiveria e la tristezza sono complici, ma l'una finge di volermi portare via dall'altra; e io, chissà come, ci casco sempre.
Mi consolo, però, perché non riesco a ridere. Vuol dire che non sono ancora messo così male. Quando si arriva a ridere della condizione umana si esce dalla malinconia e si entra nella tomba.
La malinconia ama la vita.
