Sotto la pioggia battente di una cupa sera di ottobre si poteva scorgere, per le vie della città, la minacciosa figura di un uomo pazzo.
In quel momento, nelle stesse strade deserte, un uomo sano tornava dal lavoro, stravolto dalla fatica. Anche quella era stata una giornata stressante in ufficio, ma finalmente era giunto il momento di riposarsi fino al mattino seguente, quando tutto sarebbe ricominciato da capo. Ma in fondo non gli andava così male: ormai era giovedì e si avvicinava il fine settimana. E nel week-end sarebbe andato in montagna con la famiglia, si sarebbe rilassato e avrebbe pensato un po' a sè. Fino a lunedì, quando un'altra settimana si sarebbe affacciata sulla sua vita e la sua frenetica corsa sarebbe stata ripresa.
"Eccolo qua, il nostro uomo inserito!", irruppe irridente la voce del pazzo interrompendo quegli inutili e serissimi pensieri.
Il sano sussultò. Sebbene lo avesse già incontrato più di una volta, la vista di quello strampalato personaggio gli provocò, come sempre, un istante di terrore. Poi bofonchiò qualcosa come un "ho fretta", accelerò il passo e superò l'interlocutore.
Ma questo non si diede per vinto e disse ancora:"Perchè scappi? Voglio solo fare due chiacchiere. Cos'è? Hai paura di me?!".
Le ultime parole toccarono un nervo scoperto: sì, aveva paura di lui. Ma non tanto perchè temesse per la sua incolumità fisica quanto, piuttosto, per quella mentale; il modo di vedere la vita di quell'uomo disturbato creava in lui tormenti che non sapeva (o non voleva) affrontare.
"Non ho paura di te.", mentì spudoratamente, "E' solo che ho fretta. Ho tanti impegni. Non posso restare a chiacchierare."
"Immagino che impegni!", replicò l'altro sghignazzando, "Stasera scatolina magica?".
"Non so di cosa tu stia parlando." disse il sano continuando a camminare.
"Ah, scusa! Dimenticavo che stasera tu e famigliola vi vestite bene e andate a cena con amici, giusto? O è domani? No, no: è domani. Stasera c'è già la riunione di condominio. O il lavoro arretrato? E non dimenticarti della telefonata di cortesia a questo o quello che si sposa. Ma, mi raccomando, stavolta informati prima sul nome della moglie altrimenti fai una figuraccia come quella volta che...". "Non ho tempo per i tuoi deliri!", tuonò seccato l'uomo in giacca e cravatta mettendosi quasi a correre.
"Ti accorgi di quanto è noiosa la tua vita?!", continuò imperterrito l'uomo sporco, "Spiegami come fai. Ti prego. Spiegami come fai a vivere senza uno slancio, senza una spinta. Ti scongiuro di dirmelo: ho cercato di capirlo con le mie sole forze, ma ho fallito. Come riesce l'uomo inserito a ignorare ostinatamente il non-senso su cui è costruita la sua esistenza? Quale misterioso sortilegio fa sì che tu ogni giorno ti lanci in questo demenziale affaccendarsi senza scopo? Alla volontà di chi o di cosa rispondono i tuoi affanni? Se conosci una risposta, ti imploro di rivelarmela!". E, mentre vomitava queste parole, il pazzo piangeva come un bambino.
L'uomo sano, definitivamente terrorizzato, decise di non degnarlo più di uno sguardo e rimase in silenzio proseguendo sulla sua strada. I due tornarono a ignorarsi.
Giunti nella loro abitazione, salutarono la loro famiglia e, senza nemmeno cenare, andarono a letto di pessimo umore. Non era la prima volta che capitava: tutte le volte che si rivolgevano parola era la stessa storia.
Del resto era inevitabile che ciò accadesse. Perchè quei due individui così diversi e così ostili fra loro avevano in comune il fatto non trascurabile di abitare lo stesso uomo.
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Mi piacerebbe che questo potesse diventare un blog più nostro che mio.
Lettori fissi
sabato 30 maggio 2009
lunedì 18 maggio 2009
Disperati tentativi di idiozia
Un uomo tatuato dalla testa ai piedi, un ciuffo di capelli metà viola e metà verde, un paio di occhiali da sole giganteschi, blu e bianchi. E io che cammino.
Negli Anni '60, quando bastavano i capelli lunghi dei Beatles per attirare l'attenzione di qualche perbenista, certe cose avrebbero avuto un senso. Un senso meraviglioso di ribellione, di attacco agli schemi, di rivoluzione dei costumi. Ora non mi fanno neanche sorridere; anzi, a volte mi intristiscono pure un po'.
Sebbene - sia ben chiaro - io non abbia assolutamente niente contro capelli colorati o strani vestiti, vederli per strada non mi trasmette tanto un'idea di rivolta quanto, piuttosto, un profondo senso di frustrazione. Mi sembrano grida disperate di chi non vuole finire invischiato nella morsa della massificazione. Mi sembrano ultimi tentativi di emergere in qualche modo dal mare appiccicaticcio della massa informe.
Tentativi destinati a fallire. Anzi, tentativi che hanno già fallito dato che non sconvolgono più nessuno.
La capacità del sistema di fagocitare qualunque cosa mi lascia sempre senza parole. Sembra quasi che non sia possibile ribellarsi ad esso: ogni comportamento che inizialmente aveva intenti sovversivi viene subito inghiottito e reso parte del sistema stesso.
Tutto ciò che è eccentrico o strampalato, così, perde la sua portata provocatoria e si riduce a noiosa normalità un po' patetica; persino quelli che un tempo sarebbero stati definiti atteggiamenti anticonformisti sono ormai banali e comuni: l'impossibilità di distinguersi la fa da padrona. L'appiattimento degli individui è completato.
Il termine "idiota" deriva dal greco antico "idios" che significa letteralmente "peculiare, originale, a sè stante". Mi è sempre piaciuto interpretare il fatto che "idiota" abbia assunto nella nostra lingua un significato dispregiativo come un segno del disprezzo della massa verso chi si distingue.
Ecco cosa desidero: essere un idiota. Ma un idiota vero, non uno qualsiasi.
Negli Anni '60, quando bastavano i capelli lunghi dei Beatles per attirare l'attenzione di qualche perbenista, certe cose avrebbero avuto un senso. Un senso meraviglioso di ribellione, di attacco agli schemi, di rivoluzione dei costumi. Ora non mi fanno neanche sorridere; anzi, a volte mi intristiscono pure un po'.
Sebbene - sia ben chiaro - io non abbia assolutamente niente contro capelli colorati o strani vestiti, vederli per strada non mi trasmette tanto un'idea di rivolta quanto, piuttosto, un profondo senso di frustrazione. Mi sembrano grida disperate di chi non vuole finire invischiato nella morsa della massificazione. Mi sembrano ultimi tentativi di emergere in qualche modo dal mare appiccicaticcio della massa informe.
Tentativi destinati a fallire. Anzi, tentativi che hanno già fallito dato che non sconvolgono più nessuno.
La capacità del sistema di fagocitare qualunque cosa mi lascia sempre senza parole. Sembra quasi che non sia possibile ribellarsi ad esso: ogni comportamento che inizialmente aveva intenti sovversivi viene subito inghiottito e reso parte del sistema stesso.
Tutto ciò che è eccentrico o strampalato, così, perde la sua portata provocatoria e si riduce a noiosa normalità un po' patetica; persino quelli che un tempo sarebbero stati definiti atteggiamenti anticonformisti sono ormai banali e comuni: l'impossibilità di distinguersi la fa da padrona. L'appiattimento degli individui è completato.
Il termine "idiota" deriva dal greco antico "idios" che significa letteralmente "peculiare, originale, a sè stante". Mi è sempre piaciuto interpretare il fatto che "idiota" abbia assunto nella nostra lingua un significato dispregiativo come un segno del disprezzo della massa verso chi si distingue.
Ecco cosa desidero: essere un idiota. Ma un idiota vero, non uno qualsiasi.
martedì 12 maggio 2009
La libertà di odiare
Col rischio di sembrare una specie di malvagio, vorrei spezzare una lancia in favore del sentimento più maltrattato della storia: l'odio.
Qualche tempo fa mi sono trovato a provare odio per una persona che mi aveva fatto stare decisamente male comportandosi in una determinata maniera. Parlandone con un mio amico, questi si era sentito in dovere di etichettare immediatamente ciò che sentivo come "sbagliato" ed era partito con un lungo discorso per convincermi di una bislacca tesi: io in realtà CREDEVO di odiare, ma non odiavo. Il suo atteggiamento mi ha fatto riflettere.
Mi ha fatto riflettere perchè non è un atteggiamento isolato.
Ho notato una certa diffusione dell'idea che l'odio sia sempre sentimento sbagliato e ingiustificabile. Mi sento di dissentire: l'odio è sano e, spesso, giustificabile. Esso è una componente del nostro complessissimo Io, un sentimento naturale che non solo non ha motivo di essere represso, ma la cui repressione non può portare a niente di buono.
La paura di odiare colpisce tanti. L'odio è come un'oscura forza che ci fa fare pensieri inconfessabili e crea in noi desideri spaventosi; piuttosto che sentirci in balia di esso, preferiamo raccontarci la storiella che non stiamo odiando, ma, colti da un istante di follia, crediamo di farlo.
Molto bello rassicurarsi con questa palese menzogna. Un modo come un altro per mantenere un'immagine candida di noi.
Senza dubbio è più agghiacciante accettare che siamo anche capaci di un rancore feroce, che siamo in grado di volere il male degli altri. Fa paura, ma è un fatto: perchè dovrei convincermi che non sia così?
E' abbastanza curioso che poco dopo il diverbio fra me e il mio amico, per una serie di eventi, quest'ultimo si sia infuriato con un'altra persona arrivando a toglierle il saluto.
Sono convinto che tutto questo gli faccia bene. Perchè solo se ci si concede la libertà di odiare si può imparare a perdonare. E ad amare.
Qualche tempo fa mi sono trovato a provare odio per una persona che mi aveva fatto stare decisamente male comportandosi in una determinata maniera. Parlandone con un mio amico, questi si era sentito in dovere di etichettare immediatamente ciò che sentivo come "sbagliato" ed era partito con un lungo discorso per convincermi di una bislacca tesi: io in realtà CREDEVO di odiare, ma non odiavo. Il suo atteggiamento mi ha fatto riflettere.
Mi ha fatto riflettere perchè non è un atteggiamento isolato.
Ho notato una certa diffusione dell'idea che l'odio sia sempre sentimento sbagliato e ingiustificabile. Mi sento di dissentire: l'odio è sano e, spesso, giustificabile. Esso è una componente del nostro complessissimo Io, un sentimento naturale che non solo non ha motivo di essere represso, ma la cui repressione non può portare a niente di buono.
La paura di odiare colpisce tanti. L'odio è come un'oscura forza che ci fa fare pensieri inconfessabili e crea in noi desideri spaventosi; piuttosto che sentirci in balia di esso, preferiamo raccontarci la storiella che non stiamo odiando, ma, colti da un istante di follia, crediamo di farlo.
Molto bello rassicurarsi con questa palese menzogna. Un modo come un altro per mantenere un'immagine candida di noi.
Senza dubbio è più agghiacciante accettare che siamo anche capaci di un rancore feroce, che siamo in grado di volere il male degli altri. Fa paura, ma è un fatto: perchè dovrei convincermi che non sia così?
E' abbastanza curioso che poco dopo il diverbio fra me e il mio amico, per una serie di eventi, quest'ultimo si sia infuriato con un'altra persona arrivando a toglierle il saluto.
Sono convinto che tutto questo gli faccia bene. Perchè solo se ci si concede la libertà di odiare si può imparare a perdonare. E ad amare.
giovedì 7 maggio 2009
Introduzione [titolone efficace per non far fuggire i lettori, vero?]
Mi presento: sono il campione olimpionico in carica nell'antica disciplina del salto all'introduzione.
Nonostante la mia incontrastabile superiorità, sono ben consapevole di avere dei validi avversari sparsi un po' ovunque nel mondo. Ecco perchè mi sento in dovere di fare la seguente precisazione: questa introduzione non va saltata.
Lo so, la tentazione è forte; basta vedere quelle dodici lettere affiancate per sentire dentro di sè quella vocina insistente ("SALTALA-SALTALA-SALTALA"). Ma resistete. Vi darò due ottime ragioni per farlo:
1) questo è il primo post del blog, quindi quando verrà pubblicato sarà l'unica cosa da leggere; dunque almeno per un po' di tempo mi sentirò tranquillo (a meno che non abbiate intenzione di uscire immediatamente dal blog... cosa che NON volete fare, vero?!?);
2) quest'introduzione non è necessaria per la comprensione del blog, ma è una specie di scintilla di tutto il resto; un gelato in coppetta è un buon gelato, ma il cono gli dà quello strano tocco in più tutto suo, una specie di optional non proprio optional.
Sono stato convincente? Spero di sì (anche se, con la mia fortuna, avrò incrociato un membro del Club Boicottatori di Coni o dell'Associazione Diritti delle Coppette).
Dunque, dopo l'introduzione all'introduzione, inizierei a introdurre.
Questo blog è un tentativo, mi auguro efficace, di raccogliere un po' di chiacchiere quasi serie. Quelle chiacchiere quasi serie che mi martellano il cervello, mi affliggono, mi esaltano, mi turbano, mi rallegrano. Insomma, condiscono la mia vita e quella di tutti.
Amo scrivere e desidero scrivere nella vita. Ho scritto per parecchio tempo su quadernetti e fogli volanti tutto ciò che mi passava per la testa: ragionamenti politici, morali, semplici osservazioni della realtà, paure, ironie su di me e sugli altri, riflessioni sull'Uomo. Ciò ha sempre costituito per me un modo di sfogarmi, di fuggire un po' dalla realtà e, allo stesso tempo, paradossalmente, di avvicinarmi di più ad essa. E' sempre stato e continua ad essere un tentativo di fare una passeggiata dentro me stesso, di guardare il mondo e capire se sia più appropriata una risata o una lacrima.
Dopo aver trascorso un periodo travagliato (sfortunatamente non ancora concluso del tutto) per motivi personali, ho sentito che questo scrivere rivolgendomi solo a me non mi bastava più. Così, pur continuando anche a utilizzare le care vecchie carta e penna (senza dubbio più romantiche!), ho deciso di aprire un blog per raccontare qualche mio delirio quotidiano di qualunque tipo e argomento.
Ovviamente commenti di ogni sorta sono ben accetti (le critiche più che mai: mi diverte molto litigare).
"E che ce ne frega dei tuoi deliri?"
Uhm... Obiezione interessante. Be', facciamo così: io li scrivo perchè ho voglia di scriverli. Se avrai la pazienza di leggerne qualcuno, magari potrai scoprire che i miei deliri non sono tanto diversi dai tuoi.
Nonostante la mia incontrastabile superiorità, sono ben consapevole di avere dei validi avversari sparsi un po' ovunque nel mondo. Ecco perchè mi sento in dovere di fare la seguente precisazione: questa introduzione non va saltata.
Lo so, la tentazione è forte; basta vedere quelle dodici lettere affiancate per sentire dentro di sè quella vocina insistente ("SALTALA-SALTALA-SALTALA"). Ma resistete. Vi darò due ottime ragioni per farlo:
1) questo è il primo post del blog, quindi quando verrà pubblicato sarà l'unica cosa da leggere; dunque almeno per un po' di tempo mi sentirò tranquillo (a meno che non abbiate intenzione di uscire immediatamente dal blog... cosa che NON volete fare, vero?!?);
2) quest'introduzione non è necessaria per la comprensione del blog, ma è una specie di scintilla di tutto il resto; un gelato in coppetta è un buon gelato, ma il cono gli dà quello strano tocco in più tutto suo, una specie di optional non proprio optional.
Sono stato convincente? Spero di sì (anche se, con la mia fortuna, avrò incrociato un membro del Club Boicottatori di Coni o dell'Associazione Diritti delle Coppette).
Dunque, dopo l'introduzione all'introduzione, inizierei a introdurre.
Questo blog è un tentativo, mi auguro efficace, di raccogliere un po' di chiacchiere quasi serie. Quelle chiacchiere quasi serie che mi martellano il cervello, mi affliggono, mi esaltano, mi turbano, mi rallegrano. Insomma, condiscono la mia vita e quella di tutti.
Amo scrivere e desidero scrivere nella vita. Ho scritto per parecchio tempo su quadernetti e fogli volanti tutto ciò che mi passava per la testa: ragionamenti politici, morali, semplici osservazioni della realtà, paure, ironie su di me e sugli altri, riflessioni sull'Uomo. Ciò ha sempre costituito per me un modo di sfogarmi, di fuggire un po' dalla realtà e, allo stesso tempo, paradossalmente, di avvicinarmi di più ad essa. E' sempre stato e continua ad essere un tentativo di fare una passeggiata dentro me stesso, di guardare il mondo e capire se sia più appropriata una risata o una lacrima.
Dopo aver trascorso un periodo travagliato (sfortunatamente non ancora concluso del tutto) per motivi personali, ho sentito che questo scrivere rivolgendomi solo a me non mi bastava più. Così, pur continuando anche a utilizzare le care vecchie carta e penna (senza dubbio più romantiche!), ho deciso di aprire un blog per raccontare qualche mio delirio quotidiano di qualunque tipo e argomento.
Ovviamente commenti di ogni sorta sono ben accetti (le critiche più che mai: mi diverte molto litigare).
"E che ce ne frega dei tuoi deliri?"
Uhm... Obiezione interessante. Be', facciamo così: io li scrivo perchè ho voglia di scriverli. Se avrai la pazienza di leggerne qualcuno, magari potrai scoprire che i miei deliri non sono tanto diversi dai tuoi.
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