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Lettori fissi

martedì 12 maggio 2009

La libertà di odiare

Col rischio di sembrare una specie di malvagio, vorrei spezzare una lancia in favore del sentimento più maltrattato della storia: l'odio.
Qualche tempo fa mi sono trovato a provare odio per una persona che mi aveva fatto stare decisamente male comportandosi in una determinata maniera. Parlandone con un mio amico, questi si era sentito in dovere di etichettare immediatamente ciò che sentivo come "sbagliato" ed era partito con un lungo discorso per convincermi di una bislacca tesi: io in realtà CREDEVO di odiare, ma non odiavo. Il suo atteggiamento mi ha fatto riflettere.
Mi ha fatto riflettere perchè non è un atteggiamento isolato.
Ho notato una certa diffusione dell'idea che l'odio sia sempre sentimento sbagliato e ingiustificabile. Mi sento di dissentire: l'odio è sano e, spesso, giustificabile. Esso è una componente del nostro complessissimo Io, un sentimento naturale che non solo non ha motivo di essere represso, ma la cui repressione non può portare a niente di buono.
La paura di odiare colpisce tanti. L'odio è come un'oscura forza che ci fa fare pensieri inconfessabili e crea in noi desideri spaventosi; piuttosto che sentirci in balia di esso, preferiamo raccontarci la storiella che non stiamo odiando, ma, colti da un istante di follia, crediamo di farlo.
Molto bello rassicurarsi con questa palese menzogna. Un modo come un altro per mantenere un'immagine candida di noi.
Senza dubbio è più agghiacciante accettare che siamo anche capaci di un rancore feroce, che siamo in grado di volere il male degli altri. Fa paura, ma è un fatto: perchè dovrei convincermi che non sia così?
E' abbastanza curioso che poco dopo il diverbio fra me e il mio amico, per una serie di eventi, quest'ultimo si sia infuriato con un'altra persona arrivando a toglierle il saluto.
Sono convinto che tutto questo gli faccia bene. Perchè solo se ci si concede la libertà di odiare si può imparare a perdonare. E ad amare.

1 commento:

  1. Trafa, sono Frenk.
    emozioni alla lettura:
    una delle tante, troppe cose, che mia madre mi ha messo in testa martellando come una trivella fin dall'età dei tre anni è proprio la sua opinione riguardo l'odio. era una parola che da piccola usavo spesso per definire qualunque sentimento negativo, e giù di botte perchè "non sta bene, non si odia nessuno, non si può odiare qualcuno, solo se uccide...ecc". Curioso pensare che però è proprio l'odio che domina tuttora la visione della vita di questa donna. mi ha sempre "impedito" di odiare, e ora in ricordo di quelle sgridate non riesco ancora a dire "lo odio", ma lei stessa ha un immaginario dominato da una tale negatività che non si può definire rancore o voglia di vendetta, perchè nessuno le ha mai fatto nulla se non cercare disperatamente di renderla felice. e forse il motivo per cui si è sempre opposta con così tanta ostinazione è che non voleva che finissi come lei, a odiare me stessa per tutta la vita.
    (essere cresciuta con l'idea di "chi disprezza ama", e " voglio bene a tutti, per forza", puoi immaginare, mi ha fatto vivere fino all'anno scorso con la concezione costante di sopportare e perdonare qualunque cosa, senza mai pensare di farla finita. )


    ps:lo so, non centra niente con il tuo bellissimo pezzo, ma era l'unico commento che esprimeva in modo reale quello che mi hai fatto provare scrivendolo.
    comunque, grazie, perchè ho capito tante cose in questo commento ( lo so è strano, ma prima di rendermi conto di pensare una cosa la scrivo)...

    Bellaaaa

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