Un abbraccio e buon Natale ai miei "venticinque lettori" (see, magari!)]
Babbo Natale non esiste.
Ancora adesso che me ne sono quasi fatto una ragione scrivere questa frase mi fa un certo effetto. Mi procura un misto terribile di angoscia e rabbia.
Babbo Natale non esiste.
L'abbiamo scoperto tutti prima o poi. Ci sono i cinici di natura che nutrivano sospetti già dalla scuola materna; poi ci sono gli ingenui (tra i quali pongo orgogliosamente me stesso) che hanno creduto in lui fino all'ultimo secondo possibile, come attaccati testardamente ad un sogno necessario.
"Sono i genitori che mettono i regali sotto l'albero". Nelle accese discussioni che facevo da bambino sotto Natale questa era una delle frasi che più sentivo pronunciare da alcuni miei amichetti già disillusi a sei anni. Non ipotizzavo nemmeno che potessero aver ragione: semplicemente loro non capivano, non era un problema mio.
Quando scoprii che avevano ragione quelli che avevano torto avrei voluto gridare. Ricordo nitidamente che chiedevo, scongiuravo di dimenticare. In realtà non mi interessava il fatto che Babbo Natale esistesse o meno; quello che io desideravo era di poter credere, di poter esser convinto della sua esistenza. Ma ormai era troppo tardi: Babbo Natale non esisteva, non più.
Senza di lui gli stessi regali valevano di meno perché perdevano quel tocco di mistero magico che sapevo non avrei più percepito in nessun'altra cosa della mia vita.
Credere in un uomo che per una notte all'anno prendeva una slitta trainata da renne volanti e portava doni a tutti i bambini del mondo era un modo meraviglioso per mantenere un legame con l'impossibile, per non piombare violentemente in questo orrore che chiamiamo realtà. Per convivere decentemente con l'aridità del possibile bisogna credere in ciò che sembra impossibile.
Ogni bambino che crede in Babbo Natale, secondo me, non pensa davvero che la sua esistenza sia possibile, ma che sia impossibile: proprio questo rende affascinante il crederci. Coloro che a sei anni già affermano che "sono i genitori che mettono i regali sotto l'albero" manifestano un materialismo e un'incapacità di sperare che sfiorano il patologico, ma che si adattano molto bene al mondo grigio in cui si apprestano a vivere: loro probabilmente faranno più strada di me.
Io, correndo volentieri il rischio di sembrare patetico, a quasi diciassette anni voglio credere ancora in Babbo Natale. Di più: invito i bambini di tutto il mondo e di tutte le età (dagli 0 ai 120 anni) a credere in quel ciccione vestito di rosso che, facendo le pernacchie ad ogni legge fisica, si alza in volo con le sue renne e fa il giro del mondo in una sola notte.
Perché Babbo Natale esisterà finché qualcuno continuerà a credere in lui e chissà che, a furia di crederci, uno di questi Natali il buon vecchio dalla barba bianca non tiri fuori dal suo sacco pieno di speranze un futuro migliore.

a sei anni mi sono resa conto che molte cose, come la befana o la formichina dei denti, erano impossibili ( una formica che porta, da sola, un dvd e delle monete?!), ma non mi volevo rassegnare. il babbo doveva esistere. fulvio, ti rendi conto? le altre cose no, lui si.
RispondiEliminae non lo so nemmeno io perchè, dato che era pure il personaggio che mi piaceva di meno.
vedi, fin da piccola ho sempre avuto l'idea che nulla è scontato, regalato. la befana non mi portava il carbone ma le caramelle perchè ero stata brava. la formichina mi dava si delle cose, ma sempre in cambio dei miei preziosi dentini. e babbo natale? chi è quel pirla, mi dicevo, che mi porta un sacco di roba senza mai chiedermi nulla? eppure non mi volevo arrendere all'idea che non esistesse, pur essendo una "cinica di natura".
ancora un'altra cosa: ho sentito dire da una maestra delle elementari che molte famiglie non lo raccontano nemmeno più ai bambini. cos'è, sono talmente bugiardi da non sapere più inventare?
mi dispiace per la discussione di oggi.
RispondiEliminasenti, fulvio, io sto lottando contro l'opportunismo e la falsità da quasi due anni, perciò non ti verrò a dire che se tornassi indietro non penserei mai di fare quelle riflessioni o di arrabbiarmi, perchè sarebbe una palla bella e buona e tu non sei uno da prendere per il culo.
è tutto il pomeriggio che mi freno per non scriverti nulla, " parlerete domani, parlerete domani", come un mantra. ma non ho resistito.
esprimere il mio dispiacere così penserai sia un gesto di codardia e poca umiltà, in realtà credo sia impazienza e voglia di tornare col buon umore e la coscienza a posto.
è vero, quelle cose le ho pensate, le ho dette, le ho discusse con ali ma soprattutto con te. è vero, e ora mai mi verrebbe in mente di nascondermi dietro ad un dito.
ho apprezzato il tuo disappunto perchè per 13 anni nessuno mi ha mai contraddetta e, ti sembrerà strano, ma è bellissimo sentirsi dire "hai torto". e tu me lo hai saputo dire oggi come 100 altre volte. e ti stimo anche per questo.
i miei neuroni stanno vittimizzando e facendo della discussione di oggi una vera tragedia (tipico ingrandimento delle emozioni frenkiano), come ti sarai accorto.
in ogni caso mi dispiace molto, e spero che ( anche se non ti credo un muro di gomma) tu ci possa passare sopra, come sto facendo io.